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2.1. Un bilancio della ricerca

Il primo obiettivo che ci si è posti ha riguardato la ricostruzione, a livello generale e con approfondimento su alcune aree campione, delle modalità dell'applicazione dell'art. 75 nei diversi contesti locali e in relazione ai cambiamenti che sono intervenuti nel tempo della sua vigenza. Cambiamenti che hanno riguardato non solo i contenuti dello stesso dettato normativo e le procedure di trattamento dei soggetti detentori e consumatori di sostanze psicoattive illegali, ma anche il contesto organizzativo delle Prefetture - Uffici territoriali di Governo e le loro relazioni con le altre istituzioni locali.

La ricerca ha mostrato come da questi cambiamenti siano derivate non poche conseguenze a proposito della differenziazione riscontrata negli studi di caso sulle relazioni che gli stessi NOT intrattengono con il sistema di altri servizi che si occupano di droga nel territorio e sulla possibilità o meno che essi svolgano un ruolo nella definizione e attuazione delle politiche locali del settore. Vi torneremo nel paragrafo 2.3.

Ma l'attenzione più rilevante è stata posta alle modalità di implementazione della normativa: qui è stato possibile osservare le svariate forme e gli ampi gradi di differenziazione nelle modalità di attuazione di quanto espresso nel testo di legge, sotto il profilo dell'organizzazione e sotto quello della gestione dei margini di discrezionalità che vi sono previsti. Una differenziazione che appare - agli occhi del sociologo del diritto - come un elemento inevitabile in ogni processo di applicazione di normative complesse e che affidano la messa in opera di azioni e interventi, per il raggiungimento degli obiettivi dichiarati, a istituzioni e professionalità consolidate a livello locale, per definizione titolari di autonomie decisionali (dal livello legislativo regionale a quello amministrativo degli altri enti territoriali), situati in contesti permeati da differenti culture, orientamenti politici, risorse e modelli istituzionali. Una differenziazione che riscontriamo - e la ricerca, come illustrato nel paragrafo 2.2., lo ha messo in luce molto bene - anche quando ad essere investiti di compiti di attuazione di una norma sono uffici di istituzioni che rappresentano un'articolazione territoriale di un'amministrazione (in questo caso quella del Ministero dell'Interno) fortemente centralizzata.

La cosa più interessante è stata il constatare che è rimasto alto il livello di autonomia nell'attuazione della legge, anche in presenza di un mutamento (quello del 2006) che ha ridisegnato in parte la filosofia dell'impianto normativo, ridefinito i termini delle procedure e degli strumenti a disposizione, posto maggiori vincoli all'azione degli attori in campo. Con situazioni, dunque, che vanno dall'adesione formalmente rigorosa ai nuovi dettati di legge (per molti versi meno richiedenti impegni di faticosa integrazione tra mandato di sostegno e mandato di controllo) a esperienze che si configurano come interessanti forme di adattamento dei modelli organizzativi e delle prassi quotidiane al mutato insieme di vincoli, al fine di mantenere vivo il "senso" proprio di tale integrazione.

Il secondo obiettivo perseguito è stato quello di esplorare il punto di vista dei destinatari della norma, con l'intento di comprendere - al di là dei dati quantitativi che ne descrivono alcune caratteristiche essenziali - il grado di conoscenza del dettato normativo, i significati a esso attribuiti, l'esperienza vissuta, le valutazioni e le conseguenze che ne sono scaturite, per tentare di formulare alcune riflessioni sull'impatto dei provvedimenti adottati dalle Prefetture nelle vicende degli individui. Ne sono scaturiti risultati molto interessanti, nonostante le difficoltà insite nel fare ricerca su questi temi e di entrare in contatto con l'oggetto dell'indagine, che riprenderemo, in sintesi, nel paragrafo 2.4.

Il terzo tassello del lavoro - che non riprendiamo in questa sintesi, data la natura articolata dei contributi - è rappresentato dall'impegno a far scaturire dalla ricognizione sulla documentazione raccolta e dalla discesa sul campo, attraverso le ricerche nei N.O.T. e sui consumatori, un insieme di  analisi in grado di arricchire le riflessioni in merito all'oggetto del nostro interesse. Qui il carattere interdisciplinare delle competenze in campo ha consentito di guardare al significato dell'art. 75 nel contesto, da un lato, dei comportamenti di uso di sostanze psicoattive illegali e, dall'altro, delle politiche di contrasto e di gestione delle problematiche correlate, da punti di vista diversi e complementari (quello giuridico, quello economico, quello politologico) e di utilizzare i dati disponibili, nel contesto di altri più ampi studi sulle tendenze dei consumi e dei mercati, per tratteggiare alcune possibili tendenze e delineare linee di attenzione a sviluppi e connotazioni emergenti del fenomeno.

Il primo obiettivo che ci si è posti ha riguardato la ricostruzione, a livello generale e con approfondimento su alcune aree campione, delle modalità dell'applicazione dell'art. 75 nei diversi contesti locali e in relazione ai cambiamenti che sono intervenuti nel tempo della sua vigenza. Cambiamenti che hanno riguardato non solo i contenuti dello stesso dettato normativo e le procedure di trattamento dei soggetti detentori e consumatori di sostanze psicoattive illegali, ma anche il contesto organizzativo delle Prefetture - Uffici territoriali di Governo e le loro relazioni con le altre istituzioni locali.

La ricerca ha mostrato come da questi cambiamenti siano derivate non poche conseguenze a proposito della differenziazione riscontrata negli studi di caso sulle relazioni che gli stessi NOT intrattengono con il sistema di altri servizi che si occupano di droga nel territorio e sulla possibilità o meno che essi svolgano un ruolo nella definizione e attuazione delle politiche locali del settore. Vi torneremo nel paragrafo 2.3.

 

Ma l'attenzione più rilevante è stata posta alle modalità di implementazione della normativa: qui è stato possibile osservare le svariate forme e gli ampi gradi di differenziazione nelle modalità di attuazione di quanto espresso nel testo di legge, sotto il profilo dell'organizzazione e sotto quello della gestione dei margini di discrezionalità che vi sono previsti. Una differenziazione che appare - agli occhi del sociologo del diritto - come un elemento inevitabile in ogni processo di applicazione di normative complesse e che affidano la messa in opera di azioni e interventi, per il raggiungimento degli obiettivi dichiarati, a istituzioni e professionalità consolidate a livello locale, per definizione titolari di autonomie decisionali (dal livello legislativo regionale a quello amministrativo degli altri enti territoriali), situati in contesti permeati da differenti culture, orientamenti politici, risorse e modelli istituzionali. Una differenziazione che riscontriamo - e la ricerca, come illustrato nel paragrafo 2.2., lo ha messo in luce molto bene - anche quando ad essere investiti di compiti di attuazione di una norma sono uffici di istituzioni che rappresentano un'articolazione territoriale di un'amministrazione (in questo caso quella del Ministero dell'Interno) fortemente centralizzata. La cosa più interessante è stata il constatare che è rimasto alto il livello di autonomia nell'attuazione della legge, anche in presenza di un mutamento (quello del 2006) che ha ridisegnato in parte la filosofia dell'impianto normativo, ridefinito i termini delle procedure e degli strumenti a disposizione, posto maggiori vincoli all'azione degli attori in campo.

 

Con situazioni, dunque, che vanno dall'adesione formalmente rigorosa ai nuovi dettati di legge (per molti versi meno richiedenti impegni di faticosa integrazione tra mandato di sostegno e mandato di controllo) a esperienze che si configurano come interessanti forme di adattamento dei modelli organizzativi e delle prassi quotidiane al mutato insieme di vincoli, al fine di mantenere vivo il "senso" proprio di tale integrazione.

 

Il secondo obiettivo perseguito è stato quello di esplorare il punto di vista dei destinatari della norma, con l'intento di comprendere - al di là dei dati quantitativi che ne descrivono alcune caratteristiche essenziali - il grado di conoscenza del dettato normativo, i significati a esso attribuiti, l'esperienza vissuta, le valutazioni e le conseguenze che ne sono scaturite, per tentare di formulare alcune riflessioni sull'impatto dei provvedimenti adottati dalle Prefetture nelle vicende degli individui. Ne sono scaturiti risultati molto interessanti, nonostante le difficoltà insite nel fare ricerca su questi temi e di entrare in contatto con l'oggetto dell'indagine, che riprenderemo, in sintesi, nel paragrafo 2.4.

 

Il terzo tassello del lavoro - che non riprendiamo in questa sintesi, data la natura articolata dei contributi - è rappresentato dall'impegno a far scaturire dalla ricognizione sulla documentazione raccolta e dalla discesa sul campo, attraverso le ricerche nei N.O.T. e sui consumatori, un insieme di analisi in grado di arricchire le riflessioni in merito all'oggetto del nostro interesse. Qui il carattere interdisciplinare delle competenze in campo ha consentito di guardare al significato dell'art. 75 nel contesto, da un lato, dei comportamenti di uso di sostanze psicoattive illegali e, dall'altro, delle politiche di contrasto e di gestione delle problematiche correlate, da punti di vista diversi e complementari (quello giuridico, quello economico, quello politologico) e di utilizzare i dati disponibili, nel contesto di altri più ampi studi sulle tendenze dei consumi e dei mercati, per tratteggiare alcune possibili tendenze e delineare linee di attenzione a sviluppi e connotazioni emergenti del fenomeno.

 

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