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2.2.1. Le procedure e i provvedimenti

Gli elementi essenziali che connotano l'avvio della procedura e il colloquio tenuto presso i N.O.T. possono essere così sintetizzati:

a) L'intero processo di lavoro è oggi, a parer di tutti, piuttosto standardizzato. Il colloquio è quasi sempre condotto da un assistente sociale e rappresenta, nell'ambito del procedimento amministrativo, l'attività centrale. In sede di colloquio non è in genere presente il Funzionario prefettizio, che tuttavia può intervenire in certi casi. Sono gli stessi assistenti sociali che definiscono e comunicano la proposta del provvedimento, anche se la responsabilità dell'adozione è sempre attribuita al Funzionario, che tuttavia, di solito, si limita a ratificare le proposte.

b) In genere, e di ciò molti assistenti sociali si lamentano, il colloquio è unico, cosa che non consente di fare una valutazione approfondita delle situazioni. Non mancano procedure che, invece, prevedono più colloqui, con conseguenze evidenti sulle scelte in merito alle sanzioni e con una chiara interpretazione in senso non rigido del dettato normativo. Naturalmente sulla possibilità o meno di procedere in questo senso pesano anche le condizioni dell'organico dei diversi N.O.T.

c) Il colloquio cosiddetto "motivazionale", in alcuni contesti è sempre usato, in altri solo a volte, in altre mai. Rispetto al suo diffuso utilizzo in anni passati, oggi è piuttosto ridimensionato. Il colloquio motivazionale appare, a molti, utile solo in vista di un programma terapeutico. E questo contrasta sia con il dato oggettivo della maggior parte dei segnalati per droghe cd. leggere (per cui il colloquio assume sempre più i connotati di un momento di informazione, al massimo di "educazione civica"), sia con il minor interesse per le proposte di trattamento quando si applica la norma attualmente in vigore in modo letterale (ossia se si applicano subito sanzioni che eventualmente saranno revocate all'esito di un programma terapeutico che però rischia di concludersi dopo il termine del periodo di sanzioni). La scelta netta tra ammonizione e sanzione, secondo alcuni, determina che il contenuto motivazionale del colloquio sia "ridotto all'osso", non essendovi più un obiettivo motivazionale relativo al percorso da portare avanti presso il Ser.T.

d) Un caso a parte è quello che concerne i minorenni. In questo caso, sebbene non esista alcun automatismo procedurale specifico, si sono definite in molti contesti, modalità particolari di incontro, con il coinvolgimento dei genitori, al fine di fornire loro una corretta informazione sulle sostanze stupefacenti e sulle strutture pubbliche e private a cui rivolgersi per ottenere maggiori informazioni e consulenza.

Circa gli orientamenti e i criteri che guidano la scelta dei provvedimenti (tra ammonizione e sanzione), si può in sintesi affermare che:

a) Il panorama di posizioni e di modalità gestionali è piuttosto articolato: esse si differenziano in base alla minore o maggiore percezione dei margini di discrezionalità e dunque della maggiore o minore volontà di elaborare orientamenti autonomi rispetto al dettato normativo nella sua espressione più letterale. Mentre v'è chi parla di alternativa "secca" tra ammonizione, nei casi di lieve entità, e sanzione, di "automatismi" legati al tipo di sostanza stupefacente e alla presenza di recidive, la maggioranza degli operatori sostiene che le scelte operate nel rapporto con i consumatori segnalati non hanno caratteri standardizzati, non sono ispirati ad automatismi, dal momento che la scelta del provvedimento da adottare è condizionata dalle caratteristiche del caso specifico. Da questo punto di vista, è chiaramente rivendicato il principio secondo il quale la normativa può essere applicata "in modo sensato per noi (operatori)".

b) Le differenze di posizionamento in rapporto al dettato normativo sono riflesse nelle scelte in ordine ai provvedimenti da adottare. A tal proposito:

- si osserva il persistere della distinzione tra droghe cd. "leggere" e droghe cd. "pesanti" che la riforma del 2006, voleva superare, negandola: sebbene non manchi chi afferma che nelle ipotesi di lieve entità e prima segnalazione, il soggetto è invitato a non fare più uso di sostanze stupefacenti (indipendentemente che si tratti di droghe leggere o di droghe pesanti, come vorrebbe la norma), in genere l'ammonizione è comminata esclusivamente ai consumatori delle cd. droghe leggere, mentre con sostanze come la cocaina, anche alla prima segnalazione, scatta la sanzione; la motivazione è che in caso contrario si rischia di legittimare una percezione invalsa tra molti consumatori secondo cui una prima assunzione di sostanze anche pesanti sia qualcosa di "lieve";

- alcuni adottano il riferimento al numero di segnalazioni, prevedendo l'ammonizione solo in caso di prima segnalazione, mentre dalla seconda la persona viene sempre sanzionata; altri ancora fanno prevalere, nella scelta del provvedimento da adottare, la storia della persona segnalata e la sua eventuale volontà di aderire a un percorso di recupero;

- in alcune dichiarazioni appare evidente come, più che il cambiamento normativo del 2006, i rilevanti sviluppi del fenomeno del consumo di sostanze abbiano provocato un lungo confronto tra gli operatori per rivedere i criteri fino a quel momento utilizzati: l'abbassamento dell'età dei consumatori e l'aumento dell'uso della cocaina hanno fatto considerare opportuno e necessario dare un segnale di forte contrasto al fenomeno, avvalendosi delle opportunità di maggiore rigore che la norma riformata consentiva (inducendo, ad esempio, a riservare l'ammonizione solo ai soggetti segnalati per la prima volta per "sostanze leggere" e sanzionando nelle altre situazioni).

c) Problematico risulta oggi il rapporto tra sanzione e proposte di trattamento: a questo proposito si può osservare che il meccanismo previsto dalla norma riformata (applicazione della sanzione comunque, indipendentemente dalla disponibilità di affrontare un percorso terapeutico o comunque di accettare un contatto/confronto con i servizi per le tossicodipendenze), a giudizio degli operatori, ha fatto sostanzialmente venir meno l'interesse per il consumatore segnalato di avvicinarsi ai Ser.T., con due ordini di conseguenze:

- in alcuni contesti ha intaccato uno dei principali elementi "motivanti" l'impegno degli operatori sociali delle Prefetture e vanificato lo sforzo di trovare forme originali e costruttive di collaborazione tra N.O.T e servizi del territorio, riducendo i contatti, soprattutto laddove già in precedenza non erano particolarmente intensi;

- altrove ha determinato l'elaborazione di procedure finalizzate a mantenere sostanzialmente in vita il profilo incentivante della minaccia della sanzione, rimandando la sua effettiva applicazione a fasi diverse rispetto al colloquio (unico) che sarebbe previsto dalla norma: l'"escamotage" (come viene esplicitamente definito) per mantenere in vita la gradualità precedentemente esistente tra invito a entrare in contatto con i servizi e sanzione, consiste, ad esempio, nel posticipare il momento della decisione rispetto ai provvedimenti da prendere non assumendo decisioni in occasione del primo colloquio (che avviene in maniera "informale" e che si configura di fatto come un "pre-colloquio" per tutti i segnalati), bensì in un secondo colloquio, che risulta dunque quello "ufficiale". Così, di fatto, l'intero procedimento è sospeso per dare la possibilità al soggetto segnalato di avviare e concludere il programma presso il Ser.T. ed è ripreso e concluso dopo la verifica dell'andamento del programma.

Anche a proposito del tipo e durata delle sanzioni, il dettato della norma sembra essere interpretato in modi differenti, essenzialmente sotto due profili: la scelta tra comminare una sola o più sanzioni; l'operare in modo routinario o, al contrario, l'affidare la scelta di quale delle possibili, a considerazioni sulle singole persone.

Sebbene, in genere, il provvedimento sanzionatorio consista nella sospensione della patente, diversi N.O. T. affermano che è prassi prestare attenzione alle esigenze, in particolar modo lavorative, dei segnalati, cosa che porta a evitare di sospendere o ritirare documenti che sono del tutto indispensabili per lavorare.

Quanto alla durata dei provvedimenti sanzionatori, ciò che prevale nettamente, in quasi tutte le situazioni studiate, è la tendenza a mantenere le sanzioni nei minimi previsti. Anche in questo caso trova spazio la distinzione tra sostanze, espressa da chi afferma che - dal momento che la normativa consente di dare sanzioni da 1 mese fino a 1 anno - in pratica si può "rimanere legati alla vecchia normativa" che fissava da 1 a 3 mesi il periodo sanzionatorio per le droghe leggere e da 2 a 4 mesi per le droghe pesanti.

 

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