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2.2.2. I cambiamenti rilevanti a seguito della riforma del 2006

Le modifiche a seguito l'entrata in vigore della L. 49/06 riguardano gli aspetti procedurali e gestionali. Esse concernono:

- la convocazione, fatta con apposita ordinanza prefettizia;

- la procedura per l'effettuazione delle analisi di laboratorio;

- l'attribuzione della competenza ad applicare le sanzioni amministrative al Prefetto del luogo di residenza della persona segnalata, con rilevanti effetti in alcuni contesti (il caso di Rimini è esemplare) di forte presenza di flussi turistici;

- una maggiore tutela giurisdizionale a favore del soggetto segnalato, che ad ogni passaggio del procedimento può proporre ricorso dinnanzi al Giudice di Pace entro i tempi stabiliti dalla legge, con un aumento del contenzioso tramite i ricorsi: questo ha indotto alcuni servizi a lavorare per rendere la documentazione più trasparente e dettagliata, al fine di ridurre la possibilità di presentazione di ricorsi o memorie difensive;

- la possibilità di applicazione dell'ipotesi di particolare tenuità della violazione anche alle cd. droghe pesanti.

Al di là di questi aspetti di carattere procedurale e di riferimento al dettato normativo, formalmente inteso, sono molti a sostenere che ciò che è profondamente mutata è la valenza attribuita al complesso sistema dell'art. 75, poiché si è anteposta alla funzione educativa e riabilitativa una funzione meramente sanzionatorio-repressiva. I momenti di promozione degli interventi di riabilitazione e recupero, gestiti nell'ambito del colloquio in Prefettura e riferiti alla presa in carico del soggetto da parte del servizio per le tossicodipendenze, sono stati - affermano alcuni - interamente "oscurati" dalla funzione repressiva attribuita al provvedimento sanzionatorio, con l'abolizione della possibilità di sospendere il procedimento.

Diffusa è, in altre parole, la convinzione che le possibilità di aggancio delle persone convocate fossero, in precedenza, maggiori rispetto ad oggi. Così, in alcuni contesti, non sono state più effettuate sospensioni del procedimento, con interruzione degli invii ai Ser.T., dal momento che, si sostiene, oggi quasi nessuno decide di avviare un programma terapeutico in contemporanea all'applicazione della sanzione amministrativa, solo ai fini del recupero. E' stato invalidato il momento della presa in carico del soggetto da parte dei servizi pubblici per le tossicodipendenze, poiché è venuta meno la motivazione - anche se nella maggior parte dei casi strumentale - che spingeva i soggetti a entrare in contatto con il Ser.T..

Tuttavia, in diverse Province molti sono i tentativi e gli aggiustamenti nelle prassi per cercare di mantenere comunque l'idea di aggancio al servizio e l'incentivazione, per coloro che presentano un rapporto problematico con le sostanze, a farvi ricorso. In questo caso la differenza sostanziale riguarda i tempi di conclusione del procedimento molto più ridotti (6 mesi) e una maggiore responsabilizzazione dell'utente: è l'utente stesso che deve recarsi al Ser.T. e fissare un appuntamento. Inoltre la certificazione rispetto all'esito del percorso è consegnata all'utente e non comunicata alla Prefettura.

Certo sono cambiati i rapporti tra N.O.T. e Ser.T.: l'applicazione dell'art. 75, nella sua versione originaria, aveva in molte aree portato all'attivazione di un lavoro di rete per il necessario raccordo tra operatori di strutture diverse. Le modalità di relazione tra le due istituzioni sono state ridefinite, a partire dal "cambio di direzionalità" nel rapporto tra il N.O.T. e i servizi: prima della riforma il rapporto era diretto tra N.O.T. che inviava e Ser.T. che accoglieva; ora tale rapporto è tra persona segnalata e servizi ed il N.O.T. si limita a indicare i servizi disponibili.

La contrazione dei tempi, ha determinato un aumento notevole dei c.d. "programmi di minima": si chiede ai soggetti di astenersi dal consumo di sostanze per un periodo di tempo limitato (che ovviamente varia in ragione dell'età, della sostanza, della storia personale). Questo ha prodotto un effetto paradossale, ben sintetizzato da una frase di un operatore Ser.T.: "Siamo diventati un servizio delle non-dipendenze. Ci vengono sempre più frequentemente richieste certificazioni che attestino lo stato di non dipendenza, non solo per la Prefettura, ma ai fini più vari (lavorativi, ecc.)".

In questo quadro, laddove il confronto tra N.O.T. e Ser.T. è continuato, la sensazione generale è quella di essere in presenza di un faticoso processo di aggiustamenti successivi, nel tentativo di non vanificare l'aspetto preventivo apparentemente sacrificato dalla riforma del 2006.

Nello scenario del cambiamento vanno sottolineate anche alcune conseguenze di altri aspetti della normativa che interagiscono con il ruolo dei N.O.T. e con le vicende degli individui segnalati. Ricordiamo la possibilità di effettuare il ritiro su strada della patente di guida o del libretto di circolazione, nel caso in cui il soggetto fermato abbia "la diretta ed immediata disponibilità" di un'auto o un ciclomotore, che introduce una notevole differenza rispetto alla sospensione ex art. 75. Ciò determina il fatto che molti utenti segnalati si presentino al colloquio avendo già ottenuto una sanzione - il ritiro immediato della patente per 30 giorni - effettuato dalle Forze dell'ordine. Questo ovviamente influenza il clima nel quale viene condotto il colloquio, con utenti arrabbiati o preoccupati per le conseguenze che il ritiro della patente ha sulla loro vita lavorativa e personale: in queste condizioni è molto più difficile che prestino attenzione alle informazioni fornite dalle assistenti sociali sulle conseguenze dell'uso delle sostanze e sui servizi del territorio.

L'altra rilevante modifica introdotta è quella relativa al coinvolgimento del Questore ai sensi dell'art. 75 bis, secondo il quale la persona può essere sottoposta a particolari misure restrittive della libertà personale. Anche in questo caso con sanzioni che rendono quelle dell'art. 75 sostanzialmente marginali.

 

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