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2.4.1. Il punto di vista degli operatori

Secondo il principio fondativo dell'attribuzione di efficacia deterrente all'esplicitazione di un divieto e alla prospettazione di una sanzione in caso di sua violazione, elemento indispensabile (ancorché non sufficiente) è costituito dalla conoscenza della norma nei suoi contenuti e nelle sue conseguenze.  Vediamo dunque che cosa pensano gli operatori a proposito del grado e dei contenuti conoscitivi dei soggetti segnalati e dei giovani in generale, distinguendo tra vari aspetti strettamente correlati: gradi di conoscenza, contenuti della stessa, fonti di informazione, contesto culturale e psicologico in cui nozioni e conoscenze si vanno a collocare.

a) Il grado di conoscenza

Il livello di conoscenza dei consumatori segnalati risulta variabile, in relazione all'età e alla condizione del soggetto. In linea di massima, i meno informati risultano i soggetti "alle prime armi", cioè quelli che vengono segnalati per la prima volta; mentre, i recidivi sanno perfettamente a cosa vanno incontro. In generale comunque il livello di informazione dei consumatori è considerato piuttosto scarso, oggi come in passato, prima della riforma del 2006, anche se, con il passare del tempo, è aumentato il passaparola tra gli utenti e tra i giovani in generale per cui si è consapevoli che la legge è più restrittiva di un tempo.

b) La conoscenza dei contenuti delle norme

I consumatori di sostanze illegali conoscono la norma superficialmente, per sentito dire. Le distorsioni più comuni riguardano la differenza tra illecito amministrativo e reato penale, la non consapevolezza dell'illiceità del comportamento di detenzione di sostanze "leggere" come hashish e marijuana. Alcuni ritengono il consumo delle sostanze stupefacenti lecito, all'opposto altri temono di finire in carcere o in comunità e quando si presentano al colloquio pensano di dover affrontare un processo. Il N.O.T. deve svolgere una vera e propria attività di "alfabetizzazione normativa", accompagnare cioè il cittadino nella lettura e comprensione degli atti.

Ignoranza ancora maggiore si ha a proposito dell'iter del procedimento previsto dall'art. 75 con le modificazioni introdotte dalla L. 49/06: è condivisa l'idea che il procedimento si possa sospendere, è poco conosciuta l'esistenza di diverse sanzioni (quasi tutti sanno soltanto della sospensione della patente di guida) ed è generalmente ignorato il collegamento tra l'art. 75 e l'art. 75 bis.

L'aspetto che crea più confusione è l'applicazione della sospensione della patente, anche per l'intrecciarsi di competenze e organi diversi in grado di comminarla. Più diffusa la consapevolezza del rischio di non presentarsi al colloquio, per il passaparola sul fatto che la mancata presentazione comporta il ritiro della patente.

Non manca tuttavia chi ritiene, tra gli operatori, che le lacune informative siano manifestate per comodità: la disinformazione sarebbe spesso utilizzata in modo strumentale, specie tra i soggetti che presentano un livello d'istruzione medio-alto.

c) Le fonti delle informazioni

Ai giovani le informazioni arrivano principalmente dal passaparola nel gruppo dei pari, da internet o dai mass media. Molta confusione sui contenuti normativi è dovuta al fatto che le informazioni sono frutto di notizie sommarie veicolate all'interno del gruppo dei pari. D'altra parte, spesso sono le stesse Forze dell'Ordine a disorientare l'utente perché tendono a sminuire le conseguenze pratiche che la segnalazione avrà. Un ruolo sempre più importante rispetto al passato sembrano averlo gli avvocati: un numero crescente di convocati si presenta al colloquio con l'avvocato.

d) L'informazione sulla norma in rapporto alla cultura diffusa

Molti operatori segnalano che sarebbe limitato pensare al ruolo dell'informazione "tecnica" e dunque al bagaglio di conoscenza sulle norme come qualcosa di risolutivo. Essi sottolineano l'apparente contrasto tra una crescente informazione offerta (molti Ser.T. ed enti del privato sociale sono impegnati in iniziative a carattere informativo) e la mancanza di consapevolezza in merito ai rischi insiti nelle sostanze stupefacenti, alle differenze fra le sostanze quanto agli effetti, ai comportamenti che è opportuno non tenere quando si è sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Anche quando vi è un buon livello di conoscenza delle sostanze presenti sul mercato illegale, troviamo una totale sottovalutazione dei rischi e l'idea di poter sempre controllare la situazione.

L'impressione degli operatori è che non ci sia una chiara linea di demarcazione tra tipologia di sostanze per la disponibilità di sostanze molto diverse nello stesso contesto e per il fatto che le sostanze sono vendute in dosi piccole con costi accessibili. Diffusa è la percezione che la distinzione più significativa non sia tra diverse sostanze, ma tra differenti modalità di assunzione, cioè se questa viene inalata o iniettata. Tale situazione crea un alto rischio, specie nella popolazione giovanile, di iniziare a fare uso a scopo ludico-creativo di sostanze che creano, in tempi relativamente brevi, dipendenza psicologica e fisica.

Le principali lacune riguardano dunque, più che la conoscenza della norma giuridica, l'idea che l'assunzione della droga - se non per via endovenosa - non sia un problema, l'assenza di consapevolezza dei rischi connessi, la percezione che il consumo rientri in una condizione di normalità che accomuna il consumatore a molte altre persone, se non a tutte. Per queste stesse ragioni alcuni non capiscono perché vengano convocati dal N.O.T..

Una tendenza quella della "normalizzazione", della banalizzazione dell'uso, in contesti anche molto diversi, da quello dello sballo tipico dei più giovani, a quello prestazionale. Una tendenza che sembra destinata a peggiorare con riferimento non solo alle droghe "leggere", ma anche a sostanze altamente rischiose come la cocaina.

e) Le opinioni sull'efficacia deterrente dell'impianto normativo

Sull'interrogativo se la norma raggiunga la sua dichiarata finalità deterrente troviamo una certa convergenza di opinioni nella distinzione tra efficacia deterrente di tipo speciale (ossia sugli individui consumatori che incorrono nella sanzione) ed efficacia deterrente generale (ossia sulla generalità dei cittadini che possono avvicinarsi all'esperienza di consumo ed esserne scoraggiati).

Sotto il primo profilo, quello della deterrenza speciale, è comunemente diffusa la percezione che occorra distinguere tra diverse condizioni di rapporto con le sostanze psicoattive illegali. Per i soggetti che presentano lunghe storie di dipendenza, la procedura di segnalazione e le sue conseguenze non costituiscono elementi significativi. Diverso per chi ha fatto solo un'esperienza limitata, per individui che consumano in modo saltuario sostanze quali i derivati dalla cannabis o cocaina. E in questo ambito un'ulteriore distinzione va operata a proposito dell'età dei consumatori segnalati, della loro maturità, del loro livello di istruzione, dal background familiare e dal fatto che il soggetto segnalato, se giovane, debba rendere conto ai genitori. Per queste categorie, la segnalazione e l'applicazione delle sanzioni (o anche solo l'essere fermati dalla Polizia e trovati in possesso di sostanze stupefacenti) sembrano avere qualche effetto sui comportamenti successivi.

Ma per un'altra parte dei soggetti, maggioritaria (come risulta dalla ricerca sui consumatori), gli effetti paiono poco o per nulla rilevanti. Essi vivono il provvedimento sanzionatorio come un accanimento ingiusto, in quanto la sospensione della patente, in particolare, ha conseguenze negative sulla vita lavorativa e familiare.

Così la conoscenza delle sanzioni e l'esperienza della segnalazione non avrebbe effetto deterrente, ma semplicemente incentiverebbe i consumatori a stare più attenti, a "organizzarsi" per cercare di evitare il fermo, a "gestire al meglio" le conseguenze delle sanzioni (anche se privi di patente, continuano ad utilizzare l'auto o il motorino o ricorrono ai genitori per ridurre i disagi legati agli spostamenti), continuando a fare uso delle sostanze.

Quanto alla deterrenza generale, gli operatori sembrano essere concordi sul fatto che la norma non incida molto sui comportamenti dei giovani in generale: non esiste una conoscenza del rischio di sanzioni tale da scoraggiare le esperienze di consumo e, anche se ne sono a conoscenza, ciò non li scoraggia né li spaventa. Gioca un ruolo tra i più giovani un "senso di onnipotenza", spesso dettato dall'età, per cui, anche se opportunamente informati, "l'idea che li spinge è che nessuno li può fermare". Il rischio del fermo e della segnalazione è immaginato come l'esito di circostanze sfortunate o di un comportamento sprovveduto, che semmai induce a meglio definire la strategia di consumo e sperare nella "buona sorte". E non manca, tra gli operatori, chi richiama la possibilità che, anzi, scatti un atteggiamento di rivalsa, di trasgressione, di sfida proprio perché comportamento vietato.

Meno pessimista chi sostiene che, soprattutto tra i meno giovani, vi sia una certa consapevolezza delle conseguenze derivanti dal possesso di sostanze stupefacenti. Il timore del ritiro della patente sembrerebbe qui svolgere effettivamente un qualche ruolo di deterrenza, anche a seguito dell'inasprimento dei controlli stradali. Ancora maggiore la consapevolezza del rischio di sanzioni per guida sotto l'effetto di alcolici e stupefacenti, con effetti sui comportamenti, a volte solamente "tattici", come la prassi del "guidatore designato" tra i frequentatori di locali di divertimento.

 

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