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2.4.2. La conoscenza della norma e la sua efficacia deterrente secondo i consumatori

Tra la visione degli operatori a quella dei consumatori troviamo elementi di concordanza e alcune distanze di giudizio.

L'illegalità delle sostanze risulta conosciuta dalla quasi totalità degli intervistati. Non altrettanto si può dire - a conferma di quanto sostengono gli operatori - rispetto alla conoscenza delle sanzioni e del procedimento previsto dall'art. 75. In questo caso, infatti, il campione si spacca quasi a metà e, anzi, la maggioranza degli intervistati (54,1%) dichiara di non essere stata a conoscenza del procedimento previsto dall'art. 75 prima della segnalazione.

Sull'efficacia deterrente della sanzione, i risultati dell'indagine consentono di parlare di un'efficacia alquanto limitata, per un insieme di motivi.

Intanto, a proposito del primo elemento importante, costituito dal rischio di incorrere nei controlli e di conseguenza di essere segnalati, emerge chiaramente che esso non è tanto legato al consumo più o meno frequente di sostanza, quanto piuttosto alla visibilità dello stesso. Non è, infatti, tanto il tipo di sostanza consumata che espone in misura maggiore o minore al rischio di essere fermati e poi segnalati alle Prefetture, quanto piuttosto i diversi stili di consumo adottati. Sono i più giovani, che consumano a fini ricreativi prevalentemente in gruppo, in luogo pubblico, di sera o di notte, nei giorni festivi o nel weekend, a correre il rischio più elevato di essere fermati e successivamente segnalati da parte delle forze dell'ordine. In età più adulta il significato associato al consumo di sostanze cambia: sono più numerosi i soggetti che fanno uso di sostanze psicoattive da soli e in orari e contesti che espongono meno al rischio di essere segnalati.

Questo significa che esiste un "tipo" specifico di consumatore che più di altri è esposto al rischio di essere fermato dalle forze dell'ordine e segnalato in Prefettura: giovane, di sesso maschile, poco istruito, che acquista e consuma (soprattutto di sera e di notte) la sostanza in luoghi e locali pubblici.

Se si guarda poi all'elemento della certezza della sanzione prevista, è importante il dato della frequente esperienza (vissuta da oltre il 44% degli intervistati) di essere fermati dalle Forze dell'Ordine in possesso di sostanze illegali senza essere segnalati al Prefetto. Con il dato aggiuntivo che questo riguarda soprattutto gli intervistati più giovani: infatti, è riuscito a evitare la segnalazione il 46,5% di chi ha un'età tra 18 e 24 anni e il 47,3% chi ha tra 25 e 34 anni, mentre ci è riuscito soltanto il 28,8% dei soggetti con 35 o più anni.

Quanto all'altro principio che definisce l'intensità dell'efficacia deterrente e cioè la "prontezza" della sanzione, che deve seguire immediatamente alla infrazione della norma, è facile constatare come  si tratti di un principio spesso del tutto disatteso, stante la lunghezza del procedimento amministrativo a partire dalla distanza che in molti contesti intercorre tra segnalazione, colloquio, provvedimento.

Ma è soprattutto la verifica del che cosa sia successo a proposito di consumo dopo la segnalazione che può darci un'idea della potenzialità della norma in direzione dello scoraggiare il consumo di sostanze illegali. Sotto questo profilo non può sfuggire il fatto che più del 90% degli intervistati, senza significative differenze di genere, livello d'istruzione, età, abbia dichiarato di aver continuato a consumare sostanze illegali. Non si tratta, peraltro, di un consumo solo occasionale: oltre un terzo degli intervistati dichiara di aver consumato qualche volta in un anno, poco più di un quinto almeno una volta alla settimana e poco meno di un quinto riferisce un consumo quotidiano.

Le ragioni per quali i consumatori non sono stati scoraggiati dal procedimento a cui sono stati sottoposti, è una questione teorica assolutamente rilevante. Analizzando i resoconti degli intervistati, si possono individuare, fondamentalmente, quattro "ragioni" principali.

In primo luogo, il procedimento amministrativo previsto dall'art.75 pare avere una limitata efficacia deterrente in quanto si confida sulla discrezionalità dalle forze dell'ordine nell'applicazione della norma.

In secondo luogo emerge come la sanzione prevista non sia ritenuta - da molti intervistati - così severa da scoraggiare l'adozione di un comportamento che procura piacere.

La terza ragione ha a che fare con il giudizio che alcuni intervistati esprimono rispetto alla norma, ritenuta "ingiusta"o"sbagliata", e al proprio comportamento, ritenuto non meritevole di sanzione in quanto non danneggia né loro stessi né gli altri.

La quarta ragione rimanda al "potere" della sostanza. I consumatori più compromessi nel loro rapporto con le sostanze evidenziano come la dipendenza eserciti "una forza irresistibile" che non può essere contrastata da una sanzione amministrativa. A volte soltanto un evento spiazzante più grave può indurre un soggetto a ridefinire la propria situazione, mentre scarsa valenza è attribuita a percorsi informativi e programmi terapeutici non scelti liberamente, ma imposti sotto la minaccia di sanzioni.

Se la segnalazione e l'intero procedimento previsto dall'art. 75 non scoraggiano la grande maggioranza dei soggetti intervistati dal continuare a consumare sostanze illegali, pur tuttavia producono alcune conseguenze rilevanti. E questo, in principal misura, in ordine alle strategie e agli accorgimenti elaborati per ridurre il rischio di essere fermati dalle forze dell'ordine, cosa che la maggioranza degli intervistati dichiara di aver posto in essere.

Dall'analisi dei resoconti si possono individuare tre tipi di accorgimenti/strategie (che ovviamente non si escludono a vicenda). Alcuni ritengono di poter ridurre il rischio di essere fermati consumando in luoghi privati (in particolare in casa) o luoghi pubblici poco conosciuti (anche alle Forze dell'Ordine). Per chi adotta questo tipo di accorgimento, diventa strategica la fase di approvvigionamento della sostanza, in quanto rappresenta l'unico momento in cui si corre il rischio di essere fermati. Alcuni intervistati hanno eliminato drasticamente tale rischio consumando soltanto in situazioni in cui la droga è offerta da altri. Altri evitano di acquistare le sostanze nei luoghi di spaccio e si riforniscono da "privati". Altri ancora ricorrono ad accorgimenti vari per meglio nascondere le sostanze.

Il secondo tipo di strategia si fonda sulla conoscenza del proprio territorio. Chi fa riferimento a questa strategia evita, quando è in possesso di droghe, quei luoghi della propria città o del proprio quartiere in cui solitamente vi sono posti di blocco o controlli delle Forze dell'Ordine, privilegiando anche quelle fasce orarie in cui si presuppone che la loro presenza sia minore.

Il terzo tipo di strategia ha lo scopo di controllare le impressioni degli altri, in particolare quelle degli operatori di Polizia, e si fonda sui criteri che si presume li guidino nel "fermare" le persone. Chi adotta questo tipo di accorgimento si propone "di non destare sospetti alla presenza delle forze dell'ordine", rispettando con cura le norme (per esempio quelle del codice della strada, se si è alla guida di mezzo), vestendosi in un certo modo, ecc.

Ovviamente è di grande interesse analizzare anche le ragioni di quella parte di intervistati (meno del 10% del nostro campione) che ha dichiarato di aver interrotto il consumo dopo la segnalazione, per capire se esse siano strettamente legate alla vicenda vissuta o siano invece altre. Ebbene, anche qui a conferma di alcune delle considerazioni degli operatori su una relativa efficacia deterrente su una parte dei segnalati, si osserva che oltre i due terzi degli intervistati di questo gruppo ha indicato proprio nella segnalazione il motivo che ha determinato la scelta di non fare più uso di sostanze. Tuttavia, la metà di costoro dichiara che avrebbe operato la scelta di non fare più uso di sostanze illegali, anche se non vi fosse una sanzione e circa un terzo afferma di non essere in grado di dare una riposta.

Se analizziamo le specifiche ragioni richiamate dai soggetti che hanno deciso di non fare più uso di sostanze illegali, si evidenziano tre distinti meccanismi in grado di inibire il consumo. Il primo è collegato al timore della reazione dei familiari: il desiderio di riconquistare la stima e la fiducia dei genitori (laddove il procedimento amministrativo ha reso visibile il consumo di droghe illegali e prodotto tensioni in famiglia) ha indotto alcuni intervistati a non fare più uso di droghe illegali. Il secondo meccanismo è collegato al timore della reazione sociale formale, cioè al timore di subire nuovamente un procedimento amministrativo e di essere sanzionato. Facendo riferimento alle testimonianze degli intervistati si può osservare come, in questi casi, il procedimento amministrativo abbia svolto efficacemente la sua funzione deterrente.

Il terzo meccanismo è quello del commitment: il timore di compromettere la propria reputazione sociale e l'investimento fatto in ambito lavorativo, qualora un nuovo procedimento amministrativo avesse reso pubblico il loro consumo di droghe illegali, ha indotto alcuni intervistati a non fare più uso di sostanze psicoattive proibite dalla legge.

Come si vede, un quadro complesso, che induce - peraltro in linea con molte riflessioni e studi sull'efficacia di norme, politiche, interventi svolti in molteplici campi - a ritenere infondata ogni visione che consideri lineare e in qualche modo scontato il rapporto tra uno strumento normativo adottato per affrontare un problema o orientare i comportamenti, la sua applicazione, i suoi effetti.

Se è vero che gran parte dell'impatto e degli esiti di un dettato normativo si determina nelle dinamiche che vedono attori diversi, dai titolari di ruoli chiamati a darne attuazione ai destinatari (ma anche a chi osserva, commenta, valuta, ecc.), ciascuno impegnato in scelte, azioni, reazioni, che strutturano opportunità e forme di relazione, è anche vero che l'esperienza (con i suoi limiti e le sue potenzialità, con i cambiamenti che genera nelle definizioni e nelle organizzazioni, con la cultura professionale e diffusa che produce, con le conseguenze attese e inattese che provoca) può (dovrebbe) aprire la strada a riflessioni su come rendere le norme più adeguate, coerenti, incisive.

Spunti di riflessione sulle possibilità di cambiamento (anche sul piano della formulazione dei testi di legge che disciplinano la materia) sono molteplici, espressi in molte delle posizioni che abbiamo avuto modo di raccogliere e che sono state presentate in questo rapporto.

 

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